JAN-LOUIS LEBRIS DE KEROUAC

BIOGRAFIA

« Stan parlava e parlava; Dean gli aveva dato la carica la sera prima e adesso non voleva saperne di fermarsi »
Jack Kerouac - On the road

Jean-Louis Lebris de Kerouac (1922-1969) fu uno dei pionieri e sostenitori della beat generation, tant'è vero che tale termine venne da lui stesso coniato nel 1949.
Jack Kerouac nacque a Lowell nel Massachussets nel 1922. Era il minore di tre fratelli. Studiò alla Columbia University, dalla quale venne espulso.
In un'intervista rilasciata a Donald M. Allen, lo scrittore cosi sintetizzava la propria infanzia e il proprio tirocinio intellettuale:
"Dopo la morte di mio fratello, quando avevo quattro anni, mi dicono che cominiciai a sedere immobile nel salottino, pallido e magro e che, dopo alcuni mesi di dolore, cominciai a suonare un vecchio grammofono e inventare scene cinematografiche ritmate su musica.
Alcune di queste scene si sviluppavano in lunghe saghe a puntate e giunsero al punto che mi legai con funi tra l'erba e che i ragazzi che rincasavano da scuola cominciarono a pensare che fossi pazzo.
Mio fratello mi aveva insegnato a disegnare, cosi a otto anni mi misi a produrre fumetti di mia invenzione.
All'età di undici anni scrissi brevi romanzi su quadernetti da pochi soldi, e anche periodici.
Mi misi a scrivere sul serio a diciassette anni, dopo aver letto Jack London.
A diciotto anni lessi Hamingway e Saroyan e cominciai a comporre limpidi raccontini brevi, su per giù nel loro stile.
Poi lessi Joyce e scrissi un intero romanzo giovanile al modo dell'Ulisse: lo intitolai La Vanità di Duluoz.
Poi fu la volta di Dostoevskij. Entrai finalmente nella mia fase romantica con Rimbaud e Blacke, che definii il mio periodo di scoperta totale, e bruciai tutto quello che avevo scritto per essere autoscoperto.
All'età di ventiquattro anni mi abilitai al concetto idealistico della letteratura leggendo Dichtung und Warheit di Goete.
Raggiunsi il mio stile personale fondato sulla spontanetà del "come viene viene " dopo la letteratura delle mirabili lettere di libera narrativa di Neal Cassidy un grande scrittore che si dia il caso sia il Dean Moriarty di On The Road.
Ho anche imparato molto sull'uso incontrollato delle parole dal giovane Allen Ginsberg e da William Seward Burroughs".
Kerouak teorizzò il proprio metodo di scrittura in alcune norme stilistiche che apparvero sulla Evergreen Review come regole per una prosa spontanea.
Morì per emorragia addominale il 21 ottobre '69 a Orlando in Florida.
I contatti di J.K. con il nostro paese furono fugaci e piuttosto infelici.
Lo scrittore venne in Italia nel '66 per un rapido giro di conferenze organizzate da Mondadori in occasione dell'uscita di Big Sur.
Gli incontri con pubblico italiano si rivelarono un fallimento e le conferenze una vera e propria farsa.
Kerouac fu anche contestato; in particolare a Napoli nel saloni di Vigna Pignatelli, lo scrittore imbottito di birra e cognac (il suo coctail preferito) non fu assolutamente capace di "stare al giuoco" e ci mancò poco che non finisse in una rissa.
Ma dell'Italia Kerouac non conobbe davvero nulla; lo conferma anche Domenico Porzio, che appompagnò J.K. nel suo sfortunato giro di conferenze, quando ricorda che lo scrittore al momento di partire per l'America gli chiese tranquillamente: "Raccontami dove sono stato io in questi giorni. E' bella l'Italia?"
Evidentemente il destino di Kerouac a quell'epoca era già tutto segnato nell'ambito di un estremo "inutile" romanticismo che si compiace persino del proprio disorientamento e del proprio dolore e che non può avere altre occasioni se non quella, come fu in realtà di li a qualche anno, dell'autodistruzione e della morte.

 

Antonio Filippetti
Kerouac
la nuova italia, Firenze dicembre 1975

 

LE OPERE E LO STILE

La carriera letteraria di Jack Kerouac nasce con "La città e la metropoli " (1949), libro apprezzato dalla critica americana, che lui stesso disapprovava.
Il libro, in stile Wolfiano, preannuncia la volotà dello scrittore di voler descrivere la propria generazione e quelle a venire, in nuovo "grande romanzo americano".

« La mia opera forma un unico grosso libro come quella di Proust, soltanto che i miei ricordi sono scritti di volta in volta. A causa delle obiezioni dei miei primi editori non ho potuto servirmi degli stessi nomi di persona in ogni libro. [...] non sono che capitoli dell'intera opera ch'io chiamo La Leggenda di Duluoz [...] veduta attraverso gli occhi del povero Ti Jean (io), altrimenti noto come Jack Duluoz [...] »
Jack Kerouac, 1962

Scontento de La città e la metropoli, Kerouac parte per disparati viaggi tra il '47 e il '50, con Neal Cassady, alla ricerca di spunti e contenuti per la sua "missione". Fu così che, nel '51, scrisse Sulla strada.

« Scrissi "On the road" in tre settimane...su un lunghissimo rotolo di carta e per la prima volta usai l'espressione beat generation... »
Jack Kerouac, intervista

L'editore si rifiuta di pubblicare il libro,a differenza del redattore-capo che ne era entusiasta. Così Kerouac riprende a viaggiare, a cambiare lavoro, finché nel '52 non gli si attribuì la paternità del termine beat generation in un articolo del New York Times dal titolo "This is the beat generation".
Il dilagare dell'interesse verso questa, permette a Kerouac di pubblicare parte di "On the road" sotto il titolo di "Jazz of the beat generation", con la promessa che presto sarebbe uscita la versione integrale "Beat Generation" anche se, grazie alla persuasione dell'editore, il romanzo esce col suo titolo odierno.
La critica però risulta essere estremamente ostica, mentre il pubblico, incuriosito da questa cultura beat di cui tanto si parlava, rende il libro un successo, confermando Kerouac padre del movimento.

"On the Road " è la testimonianza beat per eccellenza. Lo stile è quello del grande romanzo americano: ricche descrizioni, visioni di paesaggi desolati e senso di libertà del viaggio, elementi che per molti critici ricordavano Mark Twain e che contribuirono a rendere un mito Kerouac nei suoi personaggi.
Tuttavia "On the Road " si distacca dalle regole grammaticali e sintattiche tradizionali, dando vita a quella che sarà la prosa spontanea, un flusso spontaneo che si genera senza ostacoli e che caratterizzerà sempre più lo stile dell'autore.
In attesa della pubblicazione di "On the Road ", Kerouac, assai insoddisfatto e sempre alla ricerca di un riconoscimento e della pace interiore, inizierà a trasmettere tutte queste esigenze su carta.
Nel '53 scrive "The subterrains " dove racconta del suo amore per una ragazza di colore, pubblicato nel '58.
Kerouac spazia su tutti gli argomenti: dal suo rapporto con San Francisco, in "Angeli di desolazione", ai suoi approcci al buddhismo, in "I vagabondi del Dharma", ai suoi rapporti con Cassady, in "Visioni di Cody", la sua passione per il blues ed il viaggio, in "Mexico City Blues".
Inoltre, Kerouac, andando avanti con l'età, inizia a ricostruire la sua infanzia. Scrive "Visioni di Gerard" dedicato al fratello morto, "Il Dottor Sax", relativo alla sua infanzia e ad una fusione di elementi autobiografici con storie e personaggi dei fumetti. Ti Jean Duluoz è lo pseudonimo di Jack Kerouac usato nel suo romanzo "Visioni di Gerard" scritto nel gennaio del '56. Lo pseudonimo significa piccolo jean duluoz (Ti, dal francese petit) e il suo significato sta appunto ad indicare che il romanzo di Kerouac è autobiografico, così come tutti gli altri suoi lavori, ed è collocato negli anni corrispondenti all'infanzia dello scrittore, tra il '22 e il '26. Successivamente viene usato per creare il libro "La Leggenda di Duluoz", realizzando il desiderio di Kerouac di riunire le sue opere in un'unica "Leggenda".
Nel '59, viene pubblicato "Maggie Cassidy", sulla sua adolescenza ed un anno prima della morte, esce "Vanità di Duluoz", sul periodo trascorso alla Columbia University e il periodo da marinaio.
Più Kerouac procede a riposizionare i pezzi della sua vita, più la sua prosa spontanea si fa complessa e spesso incomprensibile. Ma, nel frattempo, la sofferenza per la troppa fama mal gestita, il rapporto con la madre e le compagne, la crisi religiosa e la continua indagine su se stesso, portano Kerouac al tema della fuga. Una fuga dalla vita che lo porterà in Europa, una fuga inutile, come lui stesso racconta in "Big Sur", storia di un'estate in cerca di solitudine. In "Big Sur" annuncia inoltre la sua fine: Kerouac parla del suo alcolismo, del suo male fisico e psichico e della loro possibile correlazione, e si scopre ormai perduto nella sua ricerca, ormai stanco ed invecchiato.
L'intenzione di Kerouac era di risistemare tutte le sue opere, uniformando nomi e personaggi, per costruire la sua leggenda, ma non farà in tempo.
Lascia, tuttavia, un nuovo stile, del tutto innovativo: la prosa spontanea. Questo stile, senza regole apparenti, segue dei principi fondamentali dettati dallo stesso Kerouac e che prevedono libertà mentale da cui far scaturire poi quella lessicale come dirà in "The Essentials of Spontaneous Prose": "Prima soddisfa te stesso, e poi al lettore non mancherà lo choc telepatico e la corrispondenza significante perché nella tua e nella sua mente operano le stesse leggi psicologiche".
Per il contenuto delle sue storie e il suo modo di scrivere, peraltro fortemente apprezzato da Henry Miller, Kerouac rimarrà il padre dei beatniks fino verso gli anni ottanta, periodo nel quale si decide di cominciare a contestualizzare l'autore in una logica più ampia delle letteratura americana e di analizzare senza preconcetti il suo stile.
Oggi si ritiene che il suo contributo letterario, oltre che sociale, sia assai più profondo e qualitativo rispetto ai giudizi che inizialmente l'avevano emarginato in una punta della controcultura americana.

Donald M. Allen(1912-2004)

editore e traduttore della letteratura contemporanea americana.

Ernest Miller Hamingway(1899-1961)

romanziere, autore di racconti brevi, e giornalista degli anni '20. Vincitore del Premio Pulitzer nel '53 e Nobel per la letteratura nel '54

William Saroyan(1908-1981)

scrittore statunitense di origine armena, autore di The Human Commedy ('43)

James Joyce (1881-1941)

poeta e scrittore anticonformista irlandese, esponente della corrente modernista, autore di Ulisse

Fedor Michajlovic Dostoevskij(1821-1881)

scritore e filosofo russo

Neal Cassidy(1926-1968)

scrittore americano protagonista della Beat Generation

Allen Ginsberg(1926-1997)

poeta americano, autore di Howl e di Juke Boxe all'Idrogeno. Rappresentò un ponte ideale fra i beat ann '50 e gli hippy anni '60.

William Seward Burroughs II(1914-1997)

scrittore e saggista americano appartenuto al movimento della Beat Generation.

Evergreen Review

rivista di influenza Beat, fondata nel '57

Domenico Porzio(1921-1990)

giornalista, scrittore e critico letterario italiano

Antonio Filippetti

scrittore, critico, saggista e giornalista italiano

Thomas Clayton Wolfe(1900-1938)

scrittore e poeta statunitense. È famoso soprattutto per i suoi romanzi, nei quali mescolando una scrittura originale, poetica, rapsodica e impressionista con elementi autobiografici descrisse la varietà e la diversità della cultura Americana

Mark Twain(alias Samuel Langhorne Clemens, 1835-1910)

scrittore, umorista, letterato, lettore universitario e conferenziere statunitense.

Henry Miller(1891-1980)

scrittore statunitense che subì diverse censure in America per le sue opere.